DIALETTO TRADIZIONI

Alla scoperta del dialetto sambenedettese, un omaggio alla tradizione vernacolare

Le Carte In Dialetto Sambenedettese

Il dialetto sambenedettese appartiene al gruppo linguistico dei dialetti meridionali intermedi. In particolare al sotto gruppo dei dialetti marchigiani meridionali. Altrimenti detti dialetti aso-truentini. Esso contraddistingue la peculiarità linguistica del nostro territorio: il vernacolo sambenedettese. Il dialetto sambenedettese è considerato tra quelli cosiddetti litoranei del sud ed è assai antico, molto più dei dialetti piceni. Precisamente, il termine “vernacolo” indica un parlato limitato ad una precisa zona circoscritta popolana, mentre il dialetto ha una copertura ed un uso più vasto.

Distribuzione geografica e morfologia

L’estensione geografica del dialetto sambenedettese proprio è storicamente limitata al solo centro abitato di San Benedetto del Tronto. Già a sud del torrente Ragnola, a Porto d’Ascoli e nella zona Sentina il dialetto non può più essere considerato tipico sambenedettese. O, perlomeno, gli accenni sono pochi. Tuttavia, a partire dalla seconda metà del ‘900, a causa dell’improvvisa crescita demografica, molti tratti tipici dialettali del territorio, tra cui il sambenedettese, si sono persi, soprattutto tra le nuove generazioni. Ciò ha comportato l’annullamento di molte delle caratteristiche che andavano a distinguere i vari dialetti. Il dialetto sambenedettese nel suo percorso ha anche incontrato influenze provenienti addirittura dal latino. Ma, essendo un territorio di confine, ha altresì acquisito parecchie inflessioni provenienti dal vicino Abruzzo. Basti pensare che la vera caratteristica del dialetto sambenedettese puro è il mantenimento della tipica alterazione di timbro delle vocali accentate. Difatti, vi è l’apertura a catena di tutte le vocali toniche soprattutto se derivate da una dittongazione. Per esempio: -ì- diventa é, ad esempio marétë per “marito”, féjë per “figlio”. Inoltre, il lessico presenta anche delle derivazioni greche. Per esempio: cucàlë, derivato dal greco κουκάλη, significa “gabbiano”.

Versi In Dialetto Sambenedettese

L’inno della città e dei sambenedettesi: “Nuttate De Lune”, canzone popolare di Ernesto Spina (foto di: www.meteorivierapicena.net)

Gli onori al dialetto sambenedettese

Il nostro dialetto è stato reso legittimo e ha acquisito dignità grazie alla poetessa dialettale Bice Picentini. A lei dobbiamo molto l’importanza attribuita a questo idioma aiutando a non disperdere questo prezioso patrimonio culturale. “…..di questo paese che a me pare il più bello, il cui dialetto, che ad altri può sembrare barbaro, ha per me tanta poesia, tanta dolcezza di ricordi da sentirne l’acuta nostalgia nella lontananza……” citava la scrittrice nella prefazione del suo saggio Poesia Vernacola Sambenedettese. Qui tradotto in italiano. Non molti sanno che il sambenedettese piaceva al grande scrittore francese André Gide. L’autore dei Sotterranei del Vaticano e de L’immoralista conosceva San Benedetto e amava ascoltare i suoi abitanti parlare nel loro gergo. Infatti, Gide lo descriveva come “…la singolare cadenza di quel dialetto che si estrania da tutti gli altri delle Marche e dell’Abruzzo, un dialetto di adusti corsari provenuti chissà da quale parte del sud...”. Ma il dialetto sambenedettese trova un altro poeta: Giovanni Vespasiani, che amava raccontare nelle sue creazioni la vita quotidiana della vita di San Benedetto, come il mito de Lu Scijò ed i versi dedicati al monumento de La Retara collocato nel centro città.

Un fumetto in dialetto sambenedettese

C’è anche chi ha trasformato una delle espressioni più classiche del modo di interloquire dei sambenedettesi in una esilarante espressione di umorismo. Il vignettista sambenedettese Marco Calcinaro ha disegnato un insieme di vignette in dialetto che hanno riscosso notevole successo tra i sambenedettesi e subito diventato un vero e proprio fenomeno alimentato da una grandissima partecipazione che ha conquistato il web. La particolarità è l’aver creato uno slang “sci oh”. “Sci” significa semplicemente “si” in dialetto sambenedettese. “Oh!” è un intercalare, come dire “si vabbè”, “si ok”. A fare da scenografia alle avventure di due giovani, uno smilzo e tatuato, l’altro grassottello, insieme alla cagnolina di nome Ngula, è la città di San Benedetto in tutte le sue varianti: il Faro, il monumento di Ugo Nespolo “Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare”, il monumento al Pescatore, il monumento al Gabbiano Jonathan.

Alcune Vignette Con Il Dialetto Sambenedettese

Alcune vignette sambenedettesi (foto di: silvanodonofrio.wordpress.com)

I riconoscimenti al dialetto sambenedettese

Inoltre, in occasione del 20° Premio Letterario Varano 2018, il vernacolo sambenedettese, con quella sua peculiarità fonetica che lo rende originale, ha spiccato su tutti gli altri dialetti marchigiani. Il racconto di Benedetta Trevisani, intitolato “Na vela bianghe” si è classificato al primo posto. L’autrice, presidente del Circolo dei Sambenedettesi, non è nuova alle novelle che raccontano storie della città, diventate un canale di diffusione della cultura marinara.

Il dialetto sambenedettese come descrizione della collettività locale

E ancora, vengono messe in scena nel periodo natalizio e all’interno di alcuni eventi estivi anche simpatiche commedie in dialetto sambenedettese, rappresentate da compagnie teatrali amatoriali del posto. Attualmente, il vernacolo rappresenta la capacità di testimoniare una realtà linguistica vivace ed espressiva dei valori popolari. Da qui, l’importanza di rimanere vivo ed attivo, se non come lingua d’uso, certo come bagaglio linguistico per condire ancora oggi di sapori e suoni la nostra identità. Nonché mantenere viva la tradizione della comunità locale.

Si ringrazia per l’immagine di copertina: www.lanuovariviera.it

Patrizia Cicconi

Autore: Patrizia Cicconi

Laureanda in Scienze politiche e della Comunicazione, una passione profonda per la lettura e la scrittura come per l’arte in tutte le sue sfaccettature. Posseggo delle venature di psicologia mancate, tematica affrontata con grande entusiasmo durante gli studi liceali. Avvolta nella stesura del mio primo libro e nel continuum degli studi, scrivo per passione ma sono poco incline alla mania dei social: se potessi tornerei alla penna e alla carta, come si faceva un tempo. Ho pubblicato centinaia di articoli su blog leader nel loro settore di riferimento e amo raccontare dei luoghi e della gente. Il mio aforisma? “Amo vestire i pensieri in parole”.

Alla scoperta del dialetto sambenedettese, un omaggio alla tradizione vernacolare ultima modifica: 2019-06-07T09:00:09+02:00 da Patrizia Cicconi

Commenti

To Top