I SAMBENEDETTESI RACCONTANO SAN BENEDETTO DEL TRONTO

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Alla scoperta della tipica casa sambenedettese: ambienti ed abitudini

Casa Sambenedettese

La casa sambenedettese rappresenta l’elemento quotidiano per eccellenza che ci testimonia tracce di vita marinara tipica della città rivierasca di San Benedetto del Tronto. Le strutture abitative rispecchiano le caratteristiche antropiche di un determinato ambiente in una data epoca, raccontando della storia e dei luoghi. E di certo sono tra le fonti più attendibili del vivere quotidiano. Comunque, la tipica casa sambenedettese era costituita da un solo piano, due al massimo. E le famiglie numerose dell’epoca, quasi tutte lo erano, vivevano in pochi metri quadrati.

L’esterno della casa sambenedettese: la casa bassa

Soprattutto per ragioni di povertà o di noncuranza alla formalità, non c’era un particolare interesse alla cura estetica degli interni casalinghi o dell’esterno. Infatti, la struttura della casa risponde essenzialmente a criteri elementari di funzionalità. Così è per le due tipologie abitative tipiche delle origini urbane di San Benedetto del Tronto: la casa bassa e la casa cielo-terra. Soprattutto i pescatori erano gli abitanti di queste caratteristiche costruzioni.

Via Laberinto
Via Laberinto con un apparato tipico della casa sambenedettese (foto di: Patrizia Cicconi)

A tal proposito, la casa del pescatore si sviluppa in verticale, come spighe a formare un campo di mattoni e malta. Nello specifico, la cosiddetta casa bassa è quella che prevale nella zona rivierasca anche per la sua derivazione tipologica dai magazzini e dalle rimesse. Infatti, le case basse hanno una forma di pagliari, da qui il nome di “Pajarà” dato a un quartiere caratteristico situato nel cuore della parte bassa del paese, ovvero la zona del Mandracchio, oggi via Laberinto, vicolo che ha mantenuto invariato l’assetto urbano.

La casa cielo-terra

Invece, la casa cielo-terra è a più piani e organizzata a blocco o a schiera. E aveva una piccola corte (lu ciardenétte). Questa tipologia di casa prevale nel vecchio incasato del Paese Alto dove gli spazi risultavano limitati. Uno o due locali erano disposti sui vari piani. E caratteristico è l’abbaino (la cataratte) che si apre sui tetti di case a più piani per dare luce ad ambienti altrimenti bui del piano superiore, come la soffitta, cui si accedeva solitamente con una scala a pioli. Riguardo a ciò, la zeffétte era il sottotetto dove venivano riposte tutte le ciangòtte della casa, il luogo amato dai ragazzi per i loro giochi.

L’interno della casa sambenedettese

Si entrava dalla cucina, il centro della casa, l’ambiente più ricco di mobilia e di oggetti vari, il regno in cui permanentemente domina la madre di famiglia. Ma, finito di rigovernare, in quello stesso ambiente già pronta in un angolo l’aspettava la rete per il suo lavoro di retara. Però il fulcro della cucina era la mattre, ovvero la madia, un’alta cassa di legno in cui si ammassava il pane e si preparavano le pagnotte prima di cuocerle. Poi dalla cucina si accedeva al piano superiore con la prima camera. La camera serviva solo per dormire. Per questa ragione era spoglia e dotata solo dell’essenziale. Infatti gli unici mobili erano quelli essenziali: lu litte, lu cumò, l’armadie, ddu sidie. Inoltre, le case avevano servizi igienici molto arcaici, spesso soltanto una sorta di botola sul muro perimetrale.

Cucina
La cucina di un’antica casa sambenedettese (foto di: https://pin.it/42cgchsdyplhh6)

E quando lo spazio limitativo della casa non bastava più il resto della vita si svolgeva sulla strada e sugli spazi comuni dove si passava il tempo condividendo momenti di vita. Infatti, la strada e la piazza erano i luoghi comuni della vita collettiva nella quale ci si riconosceva come parte di una famiglia allargata.

Si ringrazia per l’immagine di copertina: https://www.terredartista.it/wp-content/uploads/Mandracchio-San-Benedetto-del-Tronto.jpg

Patrizia Cicconi

Autore: Patrizia Cicconi

Laureanda in Scienze politiche e della Comunicazione, una passione profonda per la lettura e la scrittura come per l’arte in tutte le sue sfaccettature. Scrivo per passione ma sono poco incline alla mania dei social: se potessi tornerei alla penna e alla carta, come si faceva un tempo. Il mio aforisma? “Amo vestire i pensieri in parole”.
Alla scoperta della tipica casa sambenedettese: ambienti ed abitudini ultima modifica: 2019-12-06T19:00:07+01:00 da Patrizia Cicconi

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