I SAMBENEDETTESI RACCONTANO SAN BENEDETTO DEL TRONTO

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MITI E LEGGENDE

San Benedetto Martire, la storia del santo patrono della città

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San Benedetto Martire ha la fama dei molti miracoli attribuitigli e, oltre ad essere venerato dai cittadini di San Benedetto del Tronto, lo è anche dai popoli più vicini. Però San Benedetto Martire visse in uno dei momenti storicamente più difficili e tragici per i cristiani e per tutti coloro che si riconoscono nei dettami di questa religione. Prima che si affermasse quella della Madonna della Marina sul finire dell’800, la festa di San Benedetto Martire era la più importante della città. Infatti, si celebra il 13 ottobre, anniversario del martirio. Ma anche il 12 giugno, anniversario della traslazione delle reliquie alla Chiesa pievania.

La leggenda di San Benedetto Martire

Secondo la leggenda, al tempo delle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, nella vicina città di Cupra Marittima, c’era un soldato cristiano della guarnigione romana di nome Benedetto. A causa della sua fede cristiana venne portato dal comandante romano, il quale cercò di convincerlo ad abbandonare la religione cristiana. Ma Benedetto rifiutò. Così il comandante gli fece tagliare la testa sul ponte del torrente Menocchia. Poi il corpo venne gettato nello stesso corso d’acqua per poi finire nel Mare Adriatico. Inoltre, la leggenda afferma che nel mare avvenne un fatto straordinario: la testa di Benedetto si ricongiunse al corpo che, galleggiando, si diresse verso sud. Ma un gruppo di delfini accompagnò il corpo del martire, che dopo aver percorso appena 4 miglia, finì arenato su una spiaggia.

Il ritrovamento del corpo decapitato

Ma la mattina seguente, un contadino, mentre scendeva verso il mare con il carro e i buoi, vide il corpo del martire. Egli chiamò la gente che dispose la salma per dargli degna sepoltura sul colle antistante, laddove oggi sorge l’Abbazia di San Benedetto Martire. Intorno alla tomba sorsero le prime capanne ed i casolari che diedero origine al borgo di San Benedetto del Tronto. Infatti, la nascita della città di San Benedetto del Tronto è legata alla leggenda del ritrovamento delle spoglie di questo soldato romano cristiano, Benedetto.

Chiesa Di San Benedetto Martire
L’Abbazia di San Benedetto Martire (foto di: Patrizia Cicconi)

San Benedetto Martire e la sua chiesa

La tomba del Martire divenne presto un luogo di culto. Un culto basato su una tradizione orale, non su documenti scritti. Infatti i reperti sono una lapide e le spoglie conservate nella chiesa stessa, che una recente radio datazione ha attribuito il periodo proprio fra il 250 e il 350 dopo Cristo. In riferimento a ciò, alla destra di chi entra nell’Abbazia del vecchio incasato del Paese Alto, si trova murata una lapide ritenuta da sempre una parte di quella posta sul sepolcro del martire Benedetto.

Statua San Benedetto Martire
La statua di San Benedetto Martire (foto di: Facebook)

Sull’altare è collocata la statua del santo patrono: egli è rappresentato come un giovane soldato romano. Sopra la sua armatura indossa un mantello rosso e con la mano sinistra stringe una palma, simbolo del martirio. Mentre nella mano destra regge un modellino del Paese Alto. Infine, presso questo altare, visibili al pubblico, possono essere onorati il cranio e le ossa del santo. Abbiamo notizie del martirio e di come il suo corpo e il capo approdarono sulla spiaggia sambenedettese, da sei affreschi che, di recente, sono state riprodotte in maiolica ed esposte nel cortile della chiesa, sotto gli antichi archi.

Si ringrazia per l’immagine di copertina: Facebook

Patrizia Cicconi

Autore: Patrizia Cicconi

Laureanda in Scienze politiche e della Comunicazione, una passione profonda per la lettura e la scrittura come per l’arte in tutte le sue sfaccettature. Scrivo per passione ma sono poco incline alla mania dei social: se potessi tornerei alla penna e alla carta, come si faceva un tempo. Il mio aforisma? “Amo vestire i pensieri in parole”.
San Benedetto Martire, la storia del santo patrono della città ultima modifica: 2020-01-07T09:00:06+01:00 da Patrizia Cicconi

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