LUOGHI DI RITROVO VICOLI

Via Laberinto, il vicolo dove rivivono gli antichi mestieri marinari tra arte e storia

Via Laberinto

Via Laberinto è la storica via sambenedettese dove un tempo dimoravano i pescatori. È una delle vie più antiche di San Benedetto del Tronto, oggi silente e abitata da pochi, ieri rumorosa e piena delle grida dei bimbi impegnati nei giochi, e dei pettegolezzi delle donne che sedevano dinanzi alla porta di casa. E quelle donne filavano la rete o tessevano la canapa quando il marito pescatore era lontano da casa. Mestieri, questi, tipicamente marinari che per molto tempo sono stati esclusiva fonte di sostentamento di molte famiglie sambenedettesi. Emblematica è la figura della Retara, di cui la città vanta anche una scultura, sita a pochi passi da questo vicolo.

L’architettura di via Laberinto

Via Laberinto rappresenta il nucleo originario della città con il complesso delle vecchie case dei pescatori che caratterizza l’architettura della “casa bassa” e della “casa cielo-terra”. Il vicolo ha mantenuto invariato l’assetto urbano sino agli anni Trenta del Novecento, quando per esigenze di natura igienico-urbanistica l’originario tessuto abitativo fu risanato. L’autoctono apparato civico di via Laberinto veniva chiamato in antichità “pajarà”, denominazione che appartiene alla tradizione orale sambenedettese. “Pajarà” significa “abitanti delle pajàre”, cioè di abitazioni fatte di fango e paglia. In definitiva, i pajarà costituiscono il più antico insediamento in basso fuori le mura del Paese Alto.

Via Laberinto, le case di oggi

Via Laberinto come la vediamo oggi, con le nuove casette (foto di: collage Instagram)

Via Laberinto e l’appellativo “il Mandracchio”

La storica area è il primo nucleo dei “pajarà” denominata “il Mandracchio”, ovvero il primo insediamento marinaro sorto al di fuori del vecchio incasato del Paese Alto di San Benedetto. Infatti, è sita parallelamente al corso principale che porta verso la zona del Faro, del porto e del lungomare. Un tempo in questo rione attraversato, appunto, da via Laberinto e da viuzze parallele, si tiravano in secca le imbarcazioni, una accanto all’altra. La parola “mandracchio” (da mandria) indica, in particolare, uno specchio d’acqua, un’insenatura riservata proprio all’ormeggio delle barche da pesca più piccole, in modo che non potessero costituire intralcio per i natanti di maggior mole. Inoltre, qui vi erano ammucchiate, a guisa di mandria, le modeste casette dei pescatori. Da qui il nome del quartiere “il Mandracchio”.

Il Mandracchio, via Laberinto, com'era anni fa

Il Mandracchio, via Laberinto, com’era (foto di: Archivio © Comune di San Benedetto del Tronto)

La storia

A partire dai primi anni del Settecento in questo luogo inizia a concentrarsi, in un continuo crescendo, il maggior numero di famiglie dedite ad attività marinare. Nel XIX secolo alcuni tristi episodi hanno segnato profondamente la via del Mandracchio e di tutto il popolo marinaro. Innanzitutto, le vicende francesi-napoleoniche. Poi le incursioni barbariche, una del 4 giugno 1803 con la cattura di 90 marinai sambenedettesi, un’altra l’anno successivo ove i predati furono 40. Ad aggravare la situazione, nel biennio 1845/55 intervenne il colera, importato dai marinai di ritorno da altri porti, che uccise circa 400 persone con una ulteriore ondata verificatasi nel 1886. Solo dopo la seconda metà dell’800, con la decisiva conquista delle terre del mare, San Benedetto prese sempre più l’aspetto di piccola cittadina rivierasca. Attualmente, via Laberinto ospita il più grande Presepe artistico della città ed è scenografia di numerosi eventi ed iniziative, sia durante il periodo estivo e sia durante quello natalizio, volte alla scoperta e alla rievocazione della cultura del Mandracchio e della storia marinara della città.

 

Si ringrazia per l’immagine di copertina: Instagram

Patrizia Cicconi

Autore: Patrizia Cicconi

Laureanda in Scienze politiche e della Comunicazione, una passione profonda per la lettura e la scrittura come per l’arte in tutte le sue sfaccettature. Posseggo delle venature di psicologia mancate, tematica affrontata con grande entusiasmo durante gli studi liceali. Avvolta nella stesura del mio primo libro e nel continuum degli studi, scrivo per passione ma sono poco incline alla mania dei social: se potessi tornerei alla penna e alla carta, come si faceva un tempo. Ho pubblicato centinaia di articoli su blog leader nel loro settore di riferimento e amo raccontare dei luoghi e della gente. Il mio aforisma? “Amo vestire i pensieri in parole”.

Via Laberinto, il vicolo dove rivivono gli antichi mestieri marinari tra arte e storia ultima modifica: 2019-05-24T09:00:07+02:00 da Patrizia Cicconi

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