MONUMENTI

La Sibilla, scultura mitologica che dà il nome ai monti piceni

La Sibilla Monumento

La Sibilla è stata realizzata nel 1978 dal compianto scultore ascolano Giuseppe Marinucci. Appartiene all’ultima fase della sua produzione artistica. La scultura è stata poi donata al Comune dal figlio Giacomo. Collocata all’inizio del riqualificato viale alberato Alcide De Gasperi, in prossimità del centro di San Benedetto del Tronto, la mitologica figura della Sibilla ha da sempre affascinato generazioni di artisti. Nonché gente locale e turisti, per le numerose leggende che la circondano. La leggendaria Sibilla, inoltre, da dato il nome ai monti del Piceno: i Sibillini.

L’opera e il mito

La Sibilla, alta poco più di due metri, spigolosa ed appuntita, non passa inosservata per la suggestione del suo aspetto e per l’aura creata di notte dalle luci colorate e dall'”acqua atomizzata” a 80 bar, emessa da uno speciale meccanismo, che può essere aromatizzata con varie essenze. La sua costruzione è contraddistinta da un sapiente assemblaggio di materiali ferrosi di recupero, che danno vita alla rappresentazione mitologica. Il nome si ispira alla celebre Sibilla Cumana, donna leggendaria dotata di poteri divinatori, che la tradizione vuole sia vissuta in una grotta. Sono sia figure esistite storicamente, che figure della mitologia greca e romana.

Parte Superiore della scultura "La Sibilla"

Particolare, la parte superiore della Sibilla (foto di: Patrizia Cicconi)

Le sibille erano vergini dotate di virtù profetiche, ispirate dal dio Apollo, in grado di fornire responsi e fare predizioni in forma oscura. Erano leggendarie profetesse, collocate in diversi luoghi del bacino del Mediterraneo. Nell’arte, hanno ispirato l’arte cristiana dal secolo XI in numerosi cicli pittorici, scultorei ed incisori. Esse sono normalmente raffigurate come la controparte femminile dei profeti.

Giuseppe Marinucci, il manipolatore della materia

Scultore e pittore, Giuseppe Marinucci è tra gli esponenti più apprezzati del Futurismo. Quelle di Marinucci sono opere in ferro, realizzate con scarti di carrozzeria che prendeva negli “sfasciacarrozze” cittadini. Creazioni incredibili e vive, dove il freddo ferro viene assemblato in maniera tale da diventare un sinuoso corpo di donna, come nella scultura della Sibilla. È stato anche tra i pionieri della ceramica. Marinucci rivolge la sua attenzione al disfacimento della materia. Le masse sono ridotte a linee di forza, i piani si moltiplicano e si intersecano, si compongono e si scompongono perché lo spazio diventi scultura.

La Sibilla Illuminata di sera

La Sibilla, di sera, e il suo gioco di luci (foto di: Patrizia Cicconi)

Scrive di lui il critico e giornalista Armando Ginesi: “Giuseppe Marinucci è stato un manipolatore straordinario della materia, capace di sintonizzarsi con essa per rintracciarne ogni potenzialità dialogica attraverso cui dare voce ai sentimenti. Dalla ceramica al bronzo, dal ferro alla cera, al legno, alla pietra, sono stati molti i materiali che Marinucci ha trattato e manipolato con mano sapiente e maestra”.

La Farfalla, l'opera abbinata a La Sibilla

La Farfalla, la scultura parallela (foto di: Patrizia Cicconi)

Ma Giuseppe Marinucci ha anche realizzato un’opera gemella de La Sibilla: “La Farfalla”. L’opera, attualmente ammirabile nel giardino della Palazzina Azzurra, dove si trova anche la suggestiva scultura degli innamorati Vale & Tino. Alta 2 metri, lunga 135 e larga 223, è dotata di un sistema che la fa ruotare su sé stessa ed è realizzata assemblando pezzi metallici di varia provenienza. La Sibilla e La Farfalla sono suggestive opere che impreziosiscono la galleria d’arte a cielo aperto che caratterizza la cultura di San Benedetto del Tronto.

Patrizia Cicconi

Autore: Patrizia Cicconi

Laureanda in Scienze politiche e della Comunicazione. Da sempre grande appassionata di libri, giornalismo e … scrittura. Ho pubblicato centinaia di articoli su blog leader nel loro settore di riferimento. Il mio aforisma? “Amo vestire i pensieri in parole”.

La Sibilla, scultura mitologica che dà il nome ai monti piceni ultima modifica: 2019-04-23T09:00:25+02:00 da Patrizia Cicconi

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