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ARTIGIANATO

La panchina rossa, un’opera per dire stop al femminicidio

La Panchina Rossa

La panchina rossa, inaugurata l’8 marzo del 2016, è dedicata alle donne vittime di violenza. Da un’idea del writer Karim Cherif concretizzata nella città di Torino, la panchina rossa di Piazza Matteotti vuole rappresentare il “posto occupato” da una donna vittima di femminicidio. Quindi, un simbolo concreto collocato nello spazio pubblico, visibile a tutti, di un’assenza nella società causata dalla violenza. E, dinanzi ad essa, si trova la neoclassica Chiesa di San Giuseppe.

Il significato

Nello specifico, il progetto “Panchine Rosse” nasce nel 2014 in collaborazione con la Circoscrizione 6 di Torino, il comitato delle Pari Opportunità e con l’associazione Acmos per promuovere una campagna contro la violenza sulle donne. In particolare, nel concreto, l’artista Karim Cherif dipinse undici panchine di rosso con due grandi occhi, specchio dell’anima. Dopo Torino altri Comuni italiani hanno aderito all’iniziativa. La panchina rossa vuole essere un simbolo volto alla riflessione rispetto ad un fenomeno che coinvolge fortemente il sociale. Soprattutto, un segno visibile per abbattere il muro dell’indifferenza e sensibilizzare tutti.

La Panchina Rossa Di Fronte
La panchina rossa vista di fronte (foto di: Patrizia Cicconi)

La panchina rossa come punto di riflessione

Dunque, non solo un posto in cui sedersi e rilassarsi qualche ora. Ma soprattutto un modo diverso per continuare a riflettere su un tema sempre più attuale. E un modo come un altro per diffondere e manifestare la pratica della non violenza, che tenga alta l’attenzione sul femminicidio. Inoltre, è un’occasione per tenere a mente un tema che in Italia ha caratteri di emergenza con cifre che purtroppo ogni giorno vengono aggiornate.

La realizzazione della panchina rossa

La panchina rossa di Piazza Matteotti è stata realizzata da due street artist locali, i fratelli Nima Tayebian e Luca Tayebian, in arte Fleboh. Da un lato è stata riportata la frase di Giovanni Paolo II: “La violenza distrugge ciò che vuole difendere: la dignità, la libertà e la vita delle persone”. Mentre nell’altro lato è raffigurato un volto di donna sofferente, a simboleggiare tutte le vittime di violenza oltre che fisica anche psicologica. Il rosso è la tinta scelta per dipingere la panchina di legno, colore che ormai si riferisce ad ogni campagna di sensibilizzazione contro il femminicidio. Protesta, denuncia, solidarietà e speranza. L’installazione della panchina rossa vuole essere questo e altro: la condivisione di un problema che riguarda le vittime di maltrattamenti e soprusi che spesso si insinuano tra le mura domestiche, tra omertà e paura.

La Panchina Rossa Lato
La panchina rossa vista laterale (foto di: Patrizia Cicconi)

L’obiettivo dell’installazione della panchina rossa

Lo scopo è anche quello di diffondere l’iniziativa, coinvolgendo diverse zone, i Comuni di riferimento, riutilizzando panchine già preesistenti o istallandone di nuove, per creare un percorso “panchine rosse” negli spazi urbani. La sua presenza ha lo scopo di indurre i cittadini a non dimenticare e a mantenere alta l’allerta. In aggiunta a ciò, serve ricordare che non bisogna accettare nessun atto violento, a cominciare dall’uso di espressioni offensive quanto lesive della propria dignità. Dunque, la panchina rossa è anche simbolo architettonico, un monito visibile e permanente. Perché i cittadini di San Benedetto del Tronto siano sensibilizzati su un tema di così viva attualità.

Si ringrazia per l’immagine di copertina: Patrizia Cicconi

Patrizia Cicconi

Autore: Patrizia Cicconi

Laureanda in Scienze politiche e della Comunicazione, una passione profonda per la lettura e la scrittura come per l’arte in tutte le sue sfaccettature. Scrivo per passione ma sono poco incline alla mania dei social: se potessi tornerei alla penna e alla carta, come si faceva un tempo. Il mio aforisma? “Amo vestire i pensieri in parole”.
La panchina rossa, un’opera per dire stop al femminicidio ultima modifica: 2019-10-08T09:00:22+02:00 da Patrizia Cicconi

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